Troppa retorica sulla corruzione

Paola Severino, ministro della Giustizia, ha promesso lotta dura alla corruzione. Non è solo una missione etica, perché – ha detto a Cernobbio raccogliendo il plauso della platea di manager, imprenditori e ministri – il malaffare toglie tra il 2 e il 4 per cento del reddito e rappresenta una tassa del 20 per cento sugli investimenti esteri. L’Italia è tra i paesi più litigiosi, ai primi posti per il peso del pubblico marciume, il peggiore in assoluto per la lentezza della giustizia civile. Tutti lacci e lacciuoli terribili che impediscono lo sviluppo e ritardano la modernizzazione. I giornali ieri erano pieni di grafici e tabelle impressionanti, anche se non nuovi.
20 AGO 20
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Paola Severino, ministro della Giustizia, ha promesso lotta dura alla corruzione. Non è solo una missione etica, perché – ha detto a Cernobbio raccogliendo il plauso della platea di manager, imprenditori e ministri – il malaffare toglie tra il 2 e il 4 per cento del reddito e rappresenta una tassa del 20 per cento sugli investimenti esteri. L’Italia è tra i paesi più litigiosi, ai primi posti per il peso del pubblico marciume, il peggiore in assoluto per la lentezza della giustizia civile. Tutti lacci e lacciuoli terribili che impediscono lo sviluppo e ritardano la modernizzazione. I giornali ieri erano pieni di grafici e tabelle impressionanti, anche se non nuovi. E’ bene che la “questione morale” venga vista anche come “questione civile” e non solo in termini moralistici. Tuttavia il circo mediatico ha ancora una volta saltato il fosso alla ricerca del grande colpevole per il grande male che affligge il paese. Così, giù a scrivere che i capitali stranieri non vengono in Italia perché non vogliono pagare le tangenti che invece versano volentieri in Cina, India, Arabia Saudita e Brasile. O che non si aprono fabbriche per paura di essere denunciati (e allora dove la class action è pratica comune come negli Stati Uniti?). E’ vero che la memoria storica non è patrimonio universale, tuttavia bisognerebbe farsi qualche semplice domanda. La giustizia era più rapida negli anni 60? C’era più sicurezza negli anni 70 quando nelle linee di Mirafiori regnava la P38? Il paese era più stabile quando rapivano Aldo Moro?
Negli anni 80 i capitali arrivavano a frotte, la valuta si rafforzava e Bettino Craxi voleva introdurre la lira pesante: allora c’era meno corruzione? Può darsi che Mani pulite fosse un complotto della Cia, ma se il buon senso c’è, sta nascosto per paura del senso comune. L’Italia si è fermata vent’anni fa, possiamo dire che non si è più ripresa dalla caduta della lira nel 1992 né dalla traumatica fine della cosiddetta Prima Repubblica. Con qualche breve eccezione, l’economia ristagna da allora e certo non per le politiche di austerità, visto che il debito pubblico era al 117 per cento del pil e oggi supera quota 120. Con l’euro le cose non sono migliorate. Infine è arrivato il collasso del 2008. Tra i tanti dati diffusi a Cernobbio ce n’è uno davvero impressionante: dal 1998, anno in cui è stato fissato il cambio tra lira ed euro, il costo del lavoro è aumentato del 40 per cento, quattro volte più della media europea, mentre in Germania è diminuito. Se i capitali non arrivano è perché investire in Italia non rende nulla. Le società quotate a Milano, dal crac Lehman, hanno perso due terzi del loro valore, nelle altre Borse oggi valgono più di prima. Forse è qui, in questo divario, la causa di fondo della stagnazione. Chiaro, senza trascurare i giudici troppo lenti e le tangenti troppo esose.